Back to all Post

Finale di partita

Sabato 28 gennaio 2023, ore 17.30
TEATRO NICCOLINI – via Ricasoli 3, Firenze

Maurizio Biondi
Finale di partita
scena da concerto sulla Sonata per viola e pianoforte op. 147 di Dmitrij Šostakovič

Regia di Ugo De Vita e Maurizio Biondi


Maurizio Biondi      interlocutore
Ugo De Vita             Beckett

 La scena da concerto – Particolare formula per cui un’esecuzione musicale, pur conservando la dimensione del concerto, viene calata in una pièce teatrale. L’intento è quello di far interagire suoni e parole in forma nuova, stringente, di intrecciare il pensiero della musica con il pensiero sulla musica, di far sì che quest’ultima diventi materia rappresentativa a partire dai modi stessi del suo rappresentarsi, del suo “mettersi in scena” attraverso i suoni. Dunque un approccio spiccatamente teatrale che però pone al centro la musica e, anche nei momenti più estrosi e apparentemente divaganti, contiene sempre qualche riferimento – storico, estetico, analitico – ai brani, come un’implicita funzione di guida all’ascolto. In questo senso, la scena da concerto offre molteplici livelli di lettura e si indirizza a ogni genere di ascoltatore.

 Finale di partitaDmitrij Šostakovič, un grande protagonista della musica moderna, tra i più comunicativi e coinvolgenti, che con la sua ultima opera – la Sonata per viola e pianoforte op. 147, sorta di testamento artistico scritto a ridosso della morte – viene messo in dialogo con Samuel Beckett e con il suo lavoro teatrale Finale di partita, altro capolavoro artistico del Novecento. Ne scaturisce un’appassionata riflessione sul senso ultimo dell’arte e della vita, sulle grandi tragedie del secolo passato e del nostro tempo, sulle domande di fondo che ci accompagnano da sempre. Un percorso tutto giocato, anche in senso scenico, sulla tema della luce, sulla sua ineluttabile perdita e, insieme, sul suo sempre possibile ritorno. Un’immersione in dimensioni profonde, non senza un tocco di ironia e paradosso che, in questo confronto fatto di suoni e di parole, viene anch’esso a unire il musicista e il drammaturgo.   

 

Dmitrij Šostakovič (1906-1975)

Sonata per viola e pianoforte op. 147 (1975)

I. Moderato
II.
Allegretto
III. Adagio

Salvatore Randazzo viola
Giampaolo Nuti pianoforte

 

Firenze, 28 gennaio 2023 – Archangelsk, 28 gennaio 1936

E dunque, tutto era cominciato molto precisamente la mattina del 28 gennaio 1936, ad Archangelsk: Era stato invitato a eseguire il suo Primo concerto per pianoforte, con l’orchestra locale diretta da Viktor Kubackij; insieme avevano eseguito anche la nuova Sonata per violoncello. Un successo. L’indomani mattina andò alla stazione a comprarsi una copia della «Pravda». Dopo una rapida occhiata alla prima pagina, passò alle due successive. Fu, come ebbe a dire in seguito, il giorno più memorabile della sua vita. Una data che scelse di commemorare ogni anno fino alla morte. […]

Alla stazione di Archangelsk, sfogliando la «Pravda» con dita intirizzite dal freddo, aveva trovato a pagina tre un titolo che definiva, condannandola, la devianza: CAOS ANZICHÉ MUSICA. […] Acquistò un grosso album e vi incollò in prima pagina l’articolo. Glinkmann definì il gesto indebitamente masochistico, ma lui disse: – È necessario che stia lì, deve stare lì – . Nella pagine seguenti incollò, via via che apparivano, i nuovi interventi. Non si era mai dato la pena di conservare le recensioni, in passato: ma questa volta era diverso. Ora non si limitavano a recensire la sua musica, quello era un editoriale della sua stessa vita. […]

Con apparente, invariata tranquillità, lesse le lettere che gli giungevano da spettatori comuni, la maggioranza dei quali era casualmente a conoscenza del suo indirizzo privato. Molti di loro suggerivano che si provvedesse a mozzargli le orecchie d’asino, insieme alla testa. E infine ecco che sui giornali cominciò a comparire l’espressione che non lasciava scampo, magari inserita all’interno della più innocua delle frasi. Per esempio: «Oggi è in programma un concerto di brani composti dal nemico del popolo Šostakovič». […]

E dunque, a lui sarebbe toccato morire a trent’anni. Più di Pergolesi, in effetti, ma meno persino di Schubert. E dello stesso Puškin, tra l’altro. Il suo nome e la sua musica sarebbero stati cancellati. Non avrebbe solo cessato di esistere, non sarebbe proprio mai esistito. Era stato un errore, prontamente corretto; un volto in una foto, scomparso alla successiva stampa della stessa immagine. […]

Alle prime minacce contro di lui aveva detto agli amici: – Se anche mi dovessero mozzare entrambe le mani, continuerò a comporre con la penna tra i denti – . Ma nella Russia di Stalin non c’era posto per compositori costretti a scrivere con la penna tra i denti. D’ora in poi ci sarebbero state solo due categorie di musicisti: quelli vivi e terrorizzati, e quelli morti.

Julian Barnes, Il rumore del tempo (2016)


CONSERVATORIO DI MUSICA LUIGI CHERUBINI DI FIRENZE
Presidente Dott.ssa Rosa Maria Di Giorgi
Direttore Giovanni Pucciarmati
Vicedirettore Alessandra Petrangelo
Delegato a produzione e internazionalizzazione Giorgio Albiani
Responsabile produzione Renata Saldarelli
Responsabile della Comunicazione Anna Balzani
Social Media Domenico Guarino

Conservatorio di Musica L. Cherubini © 2020. Tutti i diritti sono riservati. Privacy Policy
X